 Viandante in cerca della Luce
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| Allegoria. È una metafora continuata. Esempi: Is 5, 1-6 (Israele è una vigna); Gv 10, 11-16 (Gesù è il buon pastore; ecc.).
Allitterazione. Ripetizione di segni fonetici uguali o simili (Cf. "Tito tu che ti..."; oppure il greco ide potapoi lithoi kai potapai oikodomai, in Mc 13,1).
Anàfora. Ripetizione di una o più parole all'inizio di enunciati successivi (Cf. Beati i... Beati i...; Mt 5).
Antitesi. Relazione di opposizione tra due sintagmi (unità sintattiche), periodi o stichi (Cf. "Ha ricolmato di beni gli affamati, ha mandato i ricchi a mani vuote", Lc 1,53).
Campo semantico. Inizialmente indicava un insieme di vocaboli (Wortfeld), sostantivi, aggettivi, verbi, pronomi, avverbi, con affinità contenutistiche tali da circostriverlo (àmbito di significato). Ad es.: edificio / mura / fondamenta / porte / ecc.. Ora, più estesamente, indica un paradigma semantico, cioè ogni strutturazione semantica: spazio, tempo, campi specifici, vocaboli, attori, loro azioni, categorie logiche, valori, ecc.. Le sue componenti: famiglia lessicale (radice, omonimi, antonimi, ecc.); attori (concreti o astratti che manifestano il campo semantico), il loro agire (parlare, fare, ecc.); i valori (etici, religiosi, ecc.) che esso fa emergere o che lo sottengono.
Chiasmo (dal segno della lettera greca "chi" [X]). Figura di stile che consiste nel ripetere due serie di termini, la seconda volta nell'ordine inverso rispetto alla prima, del tipo A.B.B¹.A¹. (Cf. 1Cor 14, 13-14).
Epìfora. Ripetizione di una o più parole alla fine di enunciati (Cf. "...regno dei cieli" Mt 5,19) Inclusione. Connessione lessicale tra l'inizio e la fine di una micro o macrounità letteraria (quando la parola o la frase si ripete al principio e alla fine, nel primo e nell'ultimo verso). Cf. Mt 1, 18-25.
Iperbole ("esagerazione"). Figura retorica per cui con le parole si attribuiscono al proprio pensiero proporzioni più vaste di quanto sia in realtà (es. "È più facile che un cammello entri nella cruna di un ago..." Mt 19, 24). Ha lo scopo di impressionare la fantasia dell'uditore o ascoltatore e fargli ricordare meglio una verità. Ironia. Consiste nell'esprimere un'idea mediante una frase che, letteralmente presa, direbbe il contrario. Esempio: 1Cor 4, 8 ("Già siete sazi; ormai siete diventati ricchi e, senza di noi, avete raggiunto il regno").
Metafora. È l'attribuire ad un soggetto un predicato nominale o verbale, che non gli conviene del tutto, ma solo per qualche caratteristica. È una figura di sintesi che si attua mediante una serie di trasposizioni di significati (es. "Quella donna è un'aquila" = furba, elevata, intelligente, bella, ecc.). Può essere esplicita (es. "Voi siete la luce del mondo"), o implicita (es. "Dite a quella volpe...", allusione ad Erode [per gli orientali "volpe" non significa "furbo", ma "sciocco"]), senza il verbo "essere". Metonimia ("scambio di vocaboli"). È l'identificazione di due termini che stanno fra loro in qualche vicendevole rapporto (causa ed effetto, contenente e contenuto, ecc.). Esempio: "Mangerai il pane con il sudore della tua fronte" (Gen 3, 19).
Parabola. È una similitudine continuata, ma dissimulata fino all'applicazione. È un racconto di tipo particolare, cioè finalizzato ad un certo scopo, costruito strategicamente per sortire un certo effetto (sorpresa). Si mette in scena una vicenda, che trasporta gli ascoltatori in un mondo fittizio. Ad un certo punto gli ascoltatori vengono ritrasferiti dal fittizio al reale, trovandosi di fronte ad una realtà ben determinata, che l'autore della parabola aveva in mente fin dall'inizio. La parabola evangelica ha di speciale che è sempre costituita da un racconto sostanzialmente verosimile. Talvolta essa presenta degli elementi allegorici, pur restando un paragone continuato. Va tenuto presente che diversi particolari possono essere puramente ornamentali (nell'allegoria invece ogni dettaglio narrativo ha il suo significato): è il racconto nel suo complesso ad aver significato.
Parallelismo. Collocazione "in parallelo" di suoni, parole, forme grammaticali, di strutture sintattiche, di cadenze ritmiche. Ricomparsa o ripetizione particolare di uno dei componenti del discorso in un testo definito.
Similitudine. È un paragone che si stabilisce tra due soggetti mediante l'uso di termini che denotano somiglianza, un termine viene chiarito dall'altro. Esempio: "Il regno di Dio è come..." fonte |